La fatturazione elettronica anche tra privati

Per spingere l’avvio della fatturazione elettronica anche fra privati, dopo l’obbligo scattato per i rapporti con la Pubblica amministrazione dal 31 marzo scorso, il Governo studia una doppia dose di incentivi: la prima è rappresentata da un pacchetto di semplificazioni per chi sceglie di abbandonare la carta, con aiuti aggiuntivi ad hoc per le imprese più piccole, e la seconda passa da una corsia preferenziale per i rimborsi Iva, che sarebbero garantiti entro tre mesi dalla dichiarazione annuale.
Il decreto legislativo sulla fattura elettronica fra privati, atteso al Consiglio dei ministri del 21 aprile che sarà dedicato all’attuazione di un gruppo di capitoli della delega fiscale, si evolve insomma spostando lo sguardo dagli obblighi ai premi. Nelle prime versioni del testo, infatti, il decollo della fattura telematica poggiava su un obbligo di fatto, che avrebbe imposto l’invio quotidiano di tutti i dati delle superstiti fatture cartacee all’amministrazione finanziaria: l’idea, insomma, era di spingere gli operatori verso la e-fattura caricando di adempimenti chi non avesse aderito. Il lavoro tecnico e il confronto con gli operatori sembrano però aver portato in un’altra direzione. «La riforma deve premiare i comportamenti virtuosi e tagliare i costi degli adempimenti – ha sostenuto il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli nel corso di un convegno su «Fisco&imprese» organizzato dalla Cna di Cremona –; gli strumenti telematici, che facilitano i controlli, devono servire anche al fisco per cambiare atteggiamento nei confronti dei contribuenti».

Le semplificazioni 
La doppia premialità elaborata in queste settimane traduce in regole questa impostazione, e va incontro almeno in parte alle richieste avanzate da imprese e artigiani. Per diffondere fra gli operatori la e-fattura, al debutto dal 1° gennaio 2017, fra gli operatori , si prevede ora che l’adesione al regime telematico cancelli tre obblighi a carico dell’impresa: l’addio più “pesante” è quello allo spesometro, che abbandonerebbe le imprese che scelgono la fattura elettronica dal momento che quest’ultima sarebbe sufficienti ai controlli. Una super-semplificazione è poi prevista per la grande distribuzione, che con la fattura elettronica vedrebbe scomparire l’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi. Cadrebbe poi l’obbligo di comunicazione per le operazioni con Paesi black-list, ma solo all’interno della Ue, con una mossa che riguarderebbe quindi una cerchia ristretta di soggetti. Nel menu potrebbe entrare anche lo stop agli obblighi di registrazione di fatture e acquisti (articoli 23 e 25 del Dpr 633/1972) e al visto di conformità per rimborsi e compensazioni dell’Iva, ma solo per alcune categorie di piccole imprese ancora da definire.

I rimborsi 
Proprio i rimborsi Iva rappresentano l’altro capitolo di incentivi in corso di preparazione per chi sceglierà la fattura elettronica. L’idea è di offrire una garanzia generalizzata di arrivo del rimborso entro tre mesi dalla dichiarazione annuale; in questo modo si affronterebbe uno dei problemi strutturali per la liquidità delle imprese (l’anno scorso i rimborsi sono diminuiti di 2,5 miliardi rispetto al 2013; si veda «Il Sole 24 Ore» del 21 dicembre), reso ancor più grave dall’ultima manovra con l’avvio dello split payment e l’estensione del reverse charge che secondo una stima della stessa Cna costano alle imprese circa 2 miliardi di mancati incassi Iva al mese.

Gli accertamenti 
Un’ultima mossa per invogliare gli operatori alla fatturazione elettronica passerebbe dalla riduzione da quattro a tre anni dei termini per accertamenti e rettifiche. Si tratterebbe di un altro “atto di fiducia” da parte del Fisco, destinato naturalmente a cadere insieme a tutti gli altri incentivi nel caso in cui l’impresa ometta la trasmissione delle fatture elettroniche oppure trasmetta dati incompleti, senza rimediare entro un termine ancora da individuare.

 

Fonte: IlSole24ore

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